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Niente più giochi per i Kindle. Amazon dice stop!

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Addio ai giochi per Kindle, Amazon ha deciso di eliminare i contenuti interattivi dal catalogo per gli e-reader.

Per quanto non facessero parte delle funzionalità più pubblicizzate, gli e-reader di Amazon hanno da sempre potuto contare su un vivace catalogo di giochi interattivi.

Quelli che Amazon chiamava “Active Content” erano debuttati a cavallo tra il 2010 e il 2011. Tanti giochi da tavola, da Scarabeo e Monopoli, passando perfino per battaglia navale. Il New York Times permetteva anche di scaricare i suoi celebri  —e giocatissimi— Sudoku e cruciverba. Certo, non mancava nemmeno qualche libro-game.

Poi nel 2014 è arrivato il Kindle Voyage, nuovo e-reader flagship dell’azienda. Amazon aveva deciso di non fargli supportare i contenuti interattivi. Decisione che sarà ripresa anche per tutti gli altri modelli di e-reader Kindle successivamente annunciati.

Nel frattempo, chi aveva i lettori Kindle più datati poteva continuare a scaricare e giocare al catalogo di “Active Content” di Amazon.

Ora Amazon ha definitivamente staccato la spina ai giochi interattivi per Kindle. Saranno rimossi dal catalogo, e l’unico modo per giocarli diventa quello di averli scaricati prima della loro rimozione.

 

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Google Maps: presto i semafori sulla mappa ma solo per Android

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Google Maps sta lavorando per aggiungere i semafori alle sue mappe (per ora solo visibili su Android): l’icona è piccola, non è così facile da vedere e per ora non ci sono informazioni attive, ma è un inizio.

Google Maps è un servizio usato massivamente in tutto il mondo da milioni di persone per spostarsi e Google sviluppa spesso nuove funzionalità per migliorare ulteriormente il servizio.

Ora, è stato rivelato che il servizio di mappe curato da Google sta testando la visualizzazione dei semafori per le strade, ma è possibile solo su Android e il sito droid-life.com ha ottenuto alcuni screenshot che riportiamo.

Il lavoro di Google sembra rincorrere un po’ la funzionalità implementata da Apple con il lancio di iOS 13 un anno fa grazie a cui in Apple Maps sono stati aggiunti semafori e segnali di stop, che dovrebbero dare ai conducenti un po’ di informazioni extra importanti per la navigazione.

Fino ad ora, Google Maps non aveva ancora aggiunto questa funzione, ma siamo sulla strada di un’implementazione anche da parte di Google.

L’icona del semaforo è piccola e non è ancora così facile da vedere. Inoltre Google non informa attivamente gli utenti sui semafori, ma, per usare una metafora in tema, siamo sulla strada giusta.

Dagli screenshot si può notare che le icone diventano un po’ più grandi se si aumenta l’ingrandimento, ma non sono ancora incluse nell’elenco delle istruzioni, evidenziando il loro posto lungo il percorso, mentre Apple Maps lo sta già facendo.

Certo sarà molto utile conoscere questa ulteriore informazione per ottimizzare i percorsi di navigazione e speriamo che venga presto integrata.

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iPhone: nuove app beccate a spiare. Ecco quali!

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Con l’arrivo della beta di iOS 14 è stata introdotta una nuova misura di sicurezza: gli iPhone ora avvisano gli utenti ogni volta che un app sta accedendo alla cosiddetta clipboard. Apriti cielo, ne è venuto fuori che pressoché ogni app abusa della funzione, spesso senza un reale motivo valido.

La clipboard degli iPhone permette di passare agevolmente un testo o un’immagine da un’app all’altra. Ad esempio è possibile copiare un’immagine da un’app e poi incollarla rapidamente su un post su Facebook. Oppure si può prendere una riga di testo, pensate alle credenziali di accesso ad un sito, dalle note per inserirle sul browser.

È una funzione utile. Ma quello che difficilmente si immagina è che ogni volta che gli utenti decidono di farvi ricorso, praticamente ogni altra app è in grado di accedere e leggere il contenuto copiato, con ovvi, e gravi, problemi non solo per la privacy, ma anche per la sicurezza degli utenti.

Recentemente si è scoperto che moltissime app abusano della lettura della clipboard, incluse molti servizi che non avrebbero nessun motivo per farlo. Ma andiamo con ordine.

Della presenza e della pervasività del problema si sa da almeno quattro mesi, quando Mysk aveva creato un’app fantoccio per mostrare come fosse facilissimo accedere al contenuto della clipboard senza nessuna forma di limitazione. E nessuna significa letteralmente nessuna: copiando un’immagine ne era venuto fuori che ogni app poteva non soltanto prenderne visione, ma accedere anche ai suoi metadati — come la posizione e le caratteristiche del device da cui è stata generata.

L’introduzione del nuovo avviso da parte di Apple ha colto alla sprovvista più di qualche utente. Subito dopo l’introduzione della misura di sicurezza con la prima beta di iOS 14 moltissimi utenti hanno iniziato a segnalare il comportamento anomalo delle app più svariate.

Alcuni utenti avevano spiegato di ricevere un allerta ogni volta in cui digitavano qualcosa, altri ogni volta in cui premevano la barra spazzatrice o un elemento di punteggiatura.

TikTok era stata una delle prime app beccate a spiare la clipboard dell’iPhone. La notizia aveva fatto particolarmente discutere, visto che si inseriva nell’eterno filone di accuse di spiare gli occidentali per conto della Cina. Ma l’app cinese non è l’unica, anzi, è in ottima compagnia.

Trai servizi che si sono presi un po’ troppe libertà c’è anche Linkedin. Il social di Microsoft aveva spiegato che i ripetuti tentativi di accesso alla clipboard della loro app per iPhone erano causati da un bug; «non conserviamo ne trasmettiamo le informazioni copiate sulla clipboard», ha detto un portavoce a ZDNet.

TikTok ha invece spiegato di accedere ai dati della clipboard per via di un meccanismo anti spam, che è progettato per prevenire il cosiddetto flooding — l’atto di condividere ripetutamente e in breve tempo la stessa frase per intasare i commenti di un post o di una diretta.

Anche Reddit ha annunciato che un nuovo aggiornamento, che dovrebbe arrivare il 14 luglio, risolverà il problema dei ripetuti accessi alla clipboard.

Don Morton, uno dei primi sviluppatori a denunciare la vulnerabilità della clipboard di iOS, ha creato una lista onnicomprensiva delle app beccate a spiare i loro utenti. Morton, ad ogni modo, spiega che il vero problema non è che le grandi app, con dietro aziende facilmente identificabili, spiino la clipboard. A maggior ragione se sono in grado di fornire garanzie sul fatto che non abusino delle informazioni salvate nella clipboard.

Il problema, continua lo sviluppatore nel suo blog, è che virtualmente ogni app può accedere a quelle informazioni. Significa che è possibile creare app fantoccio (ricordate l’esperimento di Mysk?) con il solo scopo di abusare della informazione, rubando in breve tempo i dati sensibili degli utenti — come password, numeri di previdenza sociale e codici fiscali, email e indirizzi.

Le aziende beccato fino ad adesso hanno ogni motivo per comportarsi bene, ma inizierei a pensare a quelle compagnie o app che non hanno la minima intenzione di comportarsi bene.

ha detto

 

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WhatsApp Pay bloccato in Brasile dopo 7 giorni

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Per WhatsApp doveva essere la svolta, e invece, a meno di sette giorni dal debutto, il Brasile ha già imposto il congelamento della possibilità di pagare usando l’app.

In Brasile WhatsApp Pay era debuttato solamente lo scorso lunedì. Il Paese Sudamericano era stato il primo al mondo a poter sperimentare la nuova frontiera del pagamento elettronico di Facebook, dopo che per anni si era parlato dell’India come possibile Paese di lancio.

Facebook sarebbe stato troppo precipitoso, il lancio si WhatsApp Pay è avvenuto ancora prima che arrivasse l’autorizzazione della banca centrale brasiliana. Proprio il Banco Central do Brasil ha imposto a Visa e Mastercard di sospendere i pagamenti via Whatsapp, di fatto congelando il nuovo servizio.

A Whatsapp per il momento non viene imputato alcunché, se non il fatto di aver attivato il servizio senza le adeguate autorizzazioni. Semplicemente la banca centrale non ha ancora avuto modo di studiare il nuovo servizio e di valutare eventuali contrasti con le norme nazionali.

Wahtasapp dovrà quasi sicuramente pagare una multa, e ci si aspetta anche l’avvio di un procedimento amministrativo sanzionatorio. Quanto alle sorti di WhatsApp Pay, e alla possibilità che il servizio possa tornare nell’immediato, questa è ancora una grande incognita.

Chissà se Mark Zuckerberg nel frattempo non si è già pentito nella scelta del Brasile per il gran debutto. Che fosse il caso di puntare veramente sull’India?

 

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